sabato 29 dicembre 2012

A colloquio con… Floraleda Sacchi: arpa… fortissimamente arpa!

«Il lavoro del musicista richiede tempo, metodo e dedizione e andrebbe rispettato come quello dell’avvocato o del farmacista»
  


(Foto di Marco Coppola)
Da bambina, la prima forma d’amore per il “mondo sonoro” – come ama definirlo lei – è stata per la danza («C’era un bisogno di muovere il corpo, comune a tanti bambini, ma per me ballare significava anche sognare con la musica»); quando, però, all’età di 5 anni i genitori le chiedono se vuole suonare uno strumento non ha dubbi. «Sicuramente avevo visto qualche immagine sui libri e alcuni concerti alla tv:  a casa, inoltre, c’era un vinile di Annie Challan, bellissimo, con brani che mi sono rimasti nel cuore. Ognuno sceglie uno strumento che corrisponde alla propria “voce” o natura: io non ho mai avuto dubbi. Amo molto il violoncello, e potrebbe in qualche modo rappresentare l’unica alternativa, ma l’arpa rappresenta la sonorità che più mi corrisponde».





Una scelta d’istinto, quindi, non dettata da nessuna ragione particolare, che Floraleda Sacchi non ha mai messo in discussione e che, anzi, negli anni, si è andata consolidando e rafforzando sempre più. E a vent’anni, dovendo decidere se dedicare maggiore tempo alla filosofia (che studiava all’università) o alla musica, Floraleda comprende che la sua forte passione può diventare anche la sua professione. «Mi reputo molto fortunata ad avere una passione così forte e assolutamente privilegiata nell’aver potuto trasformare quest’amore nel mio lavoro: sicuramente mi arricchirei di più facendo altro e farei anche meno fatica, ma mi sembrerebbe di morire».

(Foto di Hans Roger Benedetti)


E così, con impegno e studio costanti ma anche con intelligenza e scelte indovinate, Floraleda ha trovato grande spazio e, nonostante l’arpa compaia raramente nelle Stagioni concertistiche, lei è tra le pochissime arpiste a essersi esibita nelle principali sale e festival di tutto il mondo. «Non credo nella fortuna, ma nell’impegno costante e nello studio. Peraltro, non mi è mai capitato di avere qualcuno d’importante che mi ascoltasse durante un concerto, favorendomi nella carriera o cose del genere e nemmeno case discografiche o agenzie che lavorassero su di me. Le possibilità che ho avuto sono scaturite da una mia proposta e dal fatto che la proposta fosse anche ben fatta: non mi ha regalato niente nessuno».

[...]

Per leggere l’intervista integrale acquista il libro o l’e-book A colloquio con … 2

© Adriana Benignetti
  
N.B. Per le foto: Copyright © 2011 Floraleda Sacchi: Any commercial use of these pictures is allowed. For the permission to use these photos write to [email protected]