martedì 2 maggio 2017

Roméo et Juliette di Charles Gounod

Breve guida all’ascolto e trama

(Foto: di-arezzo.co.uk)
Roméo et Juliette
Opera in 5 atti

Musica
Charles Gounod (Parigi, 1818 – St. Cloud, Parigi, 1893)

Libretto
Jules Barbier (Parigi, 1825 - Ivi, 1901) e Michel Carré (Besançon, 1821 – Argenteuil, 1872), da Romeo and Juliet di William Shakespeare

Prima rappresentazione
Parigi, Théâtre Lyrique, 27 aprile 1867

Personaggi

Juliette, Giulietta (soprano)
Roméo, Romeo (tenore)
Frère Laurent, Frate Lorenzo (basso)
Mercutio, Mercuzio (baritono)
Stéphano, Stefano (soprano)
Le Comte Capulet, Il conte Capuleti (basso)
Tybalt, Tebaldo (Tenore)
Gertrude, Gertrude (mezzosoprano)
Le Comte Pâris, Il Conte Paride (baritono)
Grégorio, Gregorio (baritono)
Benvolio (Tenore)
Le Duc de Vérone, Il Duca di Verona (Basso)

Dame, gentiluomini, borghesi, soldati, servi di Capuleti, amici di Romeo, monaci

L’azione si svolge a Verona

ARGOMENTO

Prologo

Il coro entra in scena ed espone la storia: l’amore, dalla sorte infelice, dei due amanti veronesi Romeo e Giulietta ostacolati dalle famiglie.

 

Roméo et Juliette - Prologue

 Salzburg Festival 2008, dir. Yannick Nézet-Séguin 


 

Atto 1

Nel palazzo dei Capuleti ha luogo una sfarzosa festa per celebrare il contratto matrimoniale tra Giulietta e il conte Paride: tra gli invitati, sono presenti anche Mercuzio e Romeo, mascherati. Quando quest’ultimo vede Giulietta se ne innamora all’istante e si dichiara. La voce di Romeo, appartenente alla rivale famiglia dei Montecchi viene riconosciuta da Tebaldo, cugino di Giulietta, che prova ad aggredirlo a viene fermato dal conte Capuleti.


 

Maria Callas in "Ah! Je veux vivre dans le rêve" 


Atto 2

Romeo riesce a introdursi nel giardino di Giulietta e a vederla affacciata al balcone: i due si scambiano frasi d’amore appassionate, ma sono interrotti dall’arrivo dei servitori di Capuleti, poi scacciati da Gertrude, nutrice di Giulietta. I due riprendono il loro duetto d’amore, fino a quando Gertrude richiama Giulietta: Romeo e Giulietta si seprano, con la promessa di vedersi l’indomani.

 

Franco Corelli e Mirella Freni in "O nuit divine" 


Atto 3

Frate Lorenzo incontra Romeo e Giulietta e acconsente a unirli in matrimonio, alla presenza di Gertrude. Nel frattempo, vicino a Palazzo Capuleti, Stefano, paggio di Romeo, alla ricerca del suo padrone irrita con una sua canzone il servo Gregorio che lo sfida a duello; intervengono anche Tebaldo e Mercuzio e, in un duello, quest’ultimo viene ucciso. A sua volta Romeo si vendica uccidendo Tebaldo. Arriva il Duca di Verona che condanna Romeo all’esilio.


Cora Burggraff in "Que fais-tu, blanche tourterelle" 

 

Atto 4

Romeo e Giulietta trascorrono insieme la loro ultima notte d’amore, prima della partenza di lui all’alba. Arriva Capuleti, accompagnato da frate Lorenzo, e comunica a Giulietta che il matrimonio con Paride si svolgerà il giorno dopo. Rimasto solo con la giovane, il religioso la esorta a bere un filtro che provoca una morte apparente: penserà lui ad avvertire Romeo e consentire la loro fuga. Durante la cerimonia, Giulietta si accascia e viene creduta morta; nel frattempo, però, Stefano, inviato a Mantova per avvertire Romeo, viene ferito, non riuscendo a portare il messaggio.


Atto 5

Romeo, venuto a conoscenza della morte di Giulietta, si reca sulla sua tomba; la giovane si risveglia e i due si scambiano un ultimo bacio. Romeo muore stroncato da un veleno ingerito e Giulietta si uccide con un pugnale: mentre spirano, i due amanti chiedono il perdono di Dio.


Libretto

Il libretto, in francese, è stato scritto da Jules Barbier e Michel Carré, gli stessi librettisti del Faust (1859) ed è direttamente ispirato a Romeo and Juliet di William Shakespeare. Il testo è essenziale, equilibrato e pone il dramma intimo dei due amanti al centro dell’azione. Felice Romani, ad esempio, che aveva scritto il libretto de I Capuleti e i Montecchi per Vincenzo Bellini, utilizzando oltre a Shakespeare, anche altre fonti, aveva posto in evidenza il conflitto tra Guelfi e Ghibellini. Barbier e Carré, ispirati anche dalla traduzione francese realizzata da François-Victor Hugo (1860), rispettano la divisione dell’originale in un prologo e cinque atti. Il prologo ha la funzione di riassumere, attraverso il coro, l’azione che si sarebbe svolta. Tra le poche differenze, rispetto all’originale, vi è il finale: in Shakespeare, Juliet, una volta bevuto il veleno si sveglia direttamente dopo la morte di Romeo. 

Genesi dell’opera
Nel 1841, quando Charles Gounod era residente in Italia, a Villa Medici, aveva iniziato a musicare un’opera sulla storia tra Giulietta e Romeo, basata sul libretto di Felice Romani. Questo primo progetto giovanile venne abbandonato per diversi anni e ripreso solamente nel 1865, nel mese di aprile. In quattro mesi, Roméo et Juliette è finito, anche se Gounod tornerà più volte sull’opera: una prima volta l’anno successivo per aggiungere il matrimonio di Giulietta con Paride; poi, nel 1873, infine nel 1888, la versione a oggi più utilizzata. In una lettera alla moglie del 1865 Gounod aveva scritto: «Sono affascinato dal fatto che il mio quarto atto finisca con effetto drammatico per Giulietta. Il primo atto termina con brio, il secondo tenero e sognante; il terzo animato e ampio, con i duelli e la condanna all’esilio di Romeo; il quarto drammatico e il quinto tragico. È uno sviluppo interessante». Alla sua prima rappresentazione, nel 1867, l’opera ottenne un grande successo di pubblico e di critica.

Hanno detto su Roméo et Juliette

«Tanta esemplare consapevolezza testimonia il compositore giunto all’apice della maturità, e tale risulta essere Gounod nel Roméo et Juliette: ricchezza d’invenzione, mestiere magistrale, senso della misura si compongono qui in una sintesi qualitativamente prestigiosa. A convincere è la temperatura espressiva globale, mantenuta elevata con sorprendente continuità al di là degli esiti spesso assoluti dei singoli momenti […]».

Luca Gorla, Roméo et Juliette, in Piero Gelli (a cura di), Dizionario dell’Opera 2002, Baldini&Castoldi, Milano 2001, 1114-1116

«Le differenti versioni di Roméo et Juliette forniscono un esempio della contraddizione in cui si dibatte il sistema produttivo francese nella seconda metà dell’Ottocento: mentre da un lato vige ancora la necessità dell’appartenenza di un’opera a un ‘genere’ ben stabilito, dall’altro i compositori cercano con tutti i loro mezzi di sottrarsi alla ‘tirannia del genere’ per creare nuove forme espressive, più vicine alla propria sensibilità artistica. La posizione di Gounod, in questo complicato intreccio di nuovi fermenti creativi, è centrale, e va al di là di ogni possibile classificazione. Se il suo scopo era quello di «restaurare un più elevato senso del bello sulla scena francese»,28 possiamo dire che con Roméo et Juliette toccò senza dubbio uno dei vertici della sua musica, le cui ultime battute ci svelano che i due amanti di Verona sono morti solo davanti agli occhi degli uomini, perché il loro amore trascende la morte stessa».

Michela Niccolai, Théâtre Lyrique, Opéra-Comique, Opéra… Le metamorfosi di “Roméo et Juliette” di Gounod, in La Fenice prima dell’opera 2009, Charles Gounod. Roméo et Juliette, 13-28

«Non si insisterà mai abbastanza sull'importanza di Gounod, e in particolare di Roméo et Juliette, nella nascita di quel nuovo genere, così pieno di ambivalenze e di contraddizioni, che venne chiamato drame lyrique e che rivoluzionò l'estetica dell'opera francese nella seconda metà dell'Ottocento. Dunque un drame lyrique, a partire dagli anni Sessanta, è un tipo di opera che, se da una parte tradisce (ma a volte anche esibisce) l'influenza del modello wagneriano, dall'altra contiene numerose e francesissime modalità di reazione ad esso: il rifiuto degli effetti plateali e della grandiosità, la ricerca di un dramma il più possibile interiorizzato e la scoperta di uno stile di canto tipicamente francese. Come scrisse Saint-Saëns nei Portraits et souvenirs, «non nell'Orchestra [cioè nel "sinfonismo"], non nella Parola [cioè nella "declamazione"] è il Verbo del drame lyrique: esso è nel Canto». Non a caso Gounod fu anche il fondatore della mélodie francese (quella che porterà a Fauré e a Debussy). L'affermazione del drame lyrique si può cogliere nello stesso percorso compositivo di Gounod. Mentre Faust (1859) mostra ancora solidi legami con il grand opéra, con l'opéra comique e persino con certi "effettacci" tipici del mélo popolare, Roméo et Juliette (1867) appare decisamente strutturato secondo i principi della nuova drammaturgia lyrique. Certo, resta il ruolo en travesti tipico dell'opéra comique (Siébel in Faust, Stéphano in Roméo et Juliette), così come resta il pezzo "di bravura" per la chanteuse à roulades (Marie Miolan-Carvalho, prima Marguerite e prima Juliette), ma le parti convenzionali appaiono sempre più lontane dal cuore dell'opera. Quest'ultimo batte nella "melodia dialogizzata" dei quattro (quattro!) duetti d'amore attorno ai quali è costruita tutta la partitura. Tale proliferazione di duetti (quattro duetti avrà significativamente anche Werther di Massenet) crea quell'uniformità di tono, quella sensibilità un po' morbosa che apparirà a Verdi la negazione stessa della dimensione teatrale. Per lui «Gounod è un grandissimo musicista, il primo Maestro di Francia, ma non ha fibra drammatica » (lettera al conte Arrivabene, 5 febbraio 1876). A ogni modo questa rarefatta sensibilità partecipa già di quella «entreprise de dédramatisation» (Michel Faure) che culminerà nell'età del simbolismo e in compositori quali Fauré e Debussy. Un altro elemento che va messo in evidenza nel processo di formazione del drame lyrique è la sua vocazione letteraria, che porterà alla Literaturoper (cioè l'opera che mette in musica un testo letterario senza surrogarlo in un libretto). Anche in questo caso il passaggio da Faust a Roméo et Juliette è significativo. Il primo infatti non è tratto direttamente da Goethe; i due librettisti Jules Barbier e Michel Carré lo approntarono rimaneggiando il «drame fantastique» Faust et Marguerite che quest'ultimo fece rappresentare nel 1850 in un teatro del boulevard, il Gymnase Dramatique. Roméo et Juliette invece venne tratto dagli stessi due librettisti direttamente da Shakespeare, senza realizzazioni teatrali intermedie. La distanza di questo libretto dagli adattamenti shakespeariani tipo quello di Felice Romani per Vaccai (1825) e Bellini (1830), adattamenti che tanto scandalizzavano Berlioz, è enorme. La strada verso la cosiddetta Literaturoper è aperta (anche se ancora abbastanza lunga). D'accordo, Gounod e i suoi librettisti tradiscono Shakespeare quando fanno risvegliare Giulietta prima che Romeo muoia. Ma questa era la "vulgata" teatrale del dramma shakespeariano fin dai tempi di Garrick. Lo stesso Berlioz, fustigatore dei rimaneggiamenti-profanazioni "alla Castil-Blaze", optò per questa soluzione patetizzante nella sua famosa «sinfonia drammatica». Se si vuole trovare in Gounod una significativa deroga al dettato shakespeariano-berlioziano, bisogna rivolgersi piuttosto al taglio della scena finale, quella della riconciliazione tra Capuleti e Montecchi. Il messaggio storico-politico del dramma, fondamentale nel grand opéra e nel finale di Roméo et Juliette di Berlioz, non interessa Gounod, che tende a concentrare tutta la vicenda nella sfera interiore dei due protagonisti. Dopo le ultime parole pronunciate all'unisono dai due amanti («Seigneur, pardonnez-nous»), il messaggio finale è lasciato all'orchestra che condensa in 12 battute due temi diversi. Le prime 4 battute riecheggiano l'incipit del Sommeil de Juliette (il pezzo musicale n. 21 della partitura), mentre il resto rinvia all'explicit del motivo che fin dall'ouverture-prologue esprime l'amore di Romeo e Giulietta. Si tratta di un pezzo tipicamente lyrique il cui effetto è ancora accresciuto dal fatto che il suo carattere quasi estatico contrasta terribilmente con ciò che vediamo sulla scena. La musica non amplifica la situazione drammatica, ma dice ciò che non si vede: ci fa quasi sentire, suprema illusione, il suono dell'oltre vita. Penetrati come siamo in un'altra dimensione, non possiamo ritornare al sermone di Frate Lorenzo e alla riconciliazione dei Capuleti e Montecchi. Romeo e Giulietta, immersi nel loro sonno, non li sentirebbero più».

Emilio Sala, L’opera in breve, dal libretto di sala del Teatro alla Scala, Stagione 2010/2011



      Adriana Benignetti