sabato 4 marzo 2017

“Humoreske” di Schumann, Giorgio Pestelli

Robert Schumann
 Zwickau, 1810 – Bonn, 1856 
(Foto: it.wikipedia.org)
Robert Schumann
Humoreske
 
Il pianista Radu Lupu è senza dubbio uno dei doni più belli dell’ultimo decennio di vita concertistica: era già tramontata da parecchio l’era dei virtuosi esibizionisti, ma perdurava ancora la simpatia per i pianisti duri e asciutti (si dicevano «strutturali»), dal suono aspro, dal fraseggio meccanico e fin nel viso con qualcosa d’amaro e d’implacabile. 


E poi è spuntato Radu Lupu: serio, più che severo, nella solida figura, folta barba, capelli non molto ordinati, un’aria da artista dell’Ottocento, un po’ bohème; al geometrico panchetto preferisce una comoda seggiola con schienale, sulla quale si rilascia proprio mentre attacca a suonare; e poi, meglio di tutto, la sua «voce»: sembra raccontare la musica che suona, mascherando la tecnica, esplorando l’interiorità: nessuna «sfida», come si dice oggi anche dove non c’è nulla da sfidare, ma calma e pazienza nel dare significato a tutto quello che deve dire.


Qualche volta questo stile d’intimità (che però sa aggredire le sonorità poderose quando gli occorrono), questa apparente svagatezza, per esempio in certe pagine di Beethoven, poteva avvicinarsi a una punta di manierismo; ma in Mozart, Schubert, Schumann e Brahms, ha operato una benefica riscoperta di quei valori di spontaneità e fantasia che da un po’ di tempo restavano solo sulla carta. Un disco tutto dedicato a Schumann rivela Lupu nel suo centro, passando da Humoreske alle Kinderszenen a Kreisleriana: sono, ovviamente, tre capolavori che non possono mancare in nessuna discoteca, ma quello che più colpisce di più è il primo, annunciato da Schumann a Clara (ancora sua fidanzata, ma presto moglie) con queste parole: «Tutta la settimana sono stato al pianoforte e ho composto, riso e pianto allo stesso tempo; troverai l’impronta di tutto ciò nella mia grande Humoreske». È quanto Lupu riesce a farci sentire, con cambi di umore rapidi come nuvole temporalesche, unendo i frammenti che zampillano in un solo corso continuo, fra marce, trotti di cavalieri, confessioni e motti d’arguzia, arabeschi e romanze; insomma, la vitalità intraducibile del «Humor», patrimonio immortale dell’anima romantica tedesca.
R. Schumann, Humoreske, pianista Radu Lupu, cd Decca 440 496-2.


(testo tratto da Giorgio Pestelli, Gli immortali. Come comporre una discoteca di musica classica, Nuova edizione, Einaudi, Torino 2007, p. 31)



R. Schumann, Humoreske op. 20, parti 1 e 2
 Radu Lupu



Adriana Benignetti