martedì 9 maggio 2017

“All’Immortale Amata” di Ludwig van Beethoven

All’Immortale Amata
[Teplitz], 6 e 7 luglio [1812]
6 luglio, di mattina

Mio angelo, mio tutto, mio io. – Solo poche parole per oggi e addirittura a matita (con la tua). – Non sarò sicuro del mio alloggio sino a domani; che inutile perdita di tempo è tutto ciò! – Perché quest’angoscia profonda, quando parla la necessità – il nostro amore può forse durare senza sacrifici, senza che ciascuno di noi pretenda tutto dall’altro; puoi tu mutare il fatto che tu non sei tutta mia, io non sono tutto tuo? – Oh, Dio!, rivolgi il tuo sguardo alla bella Natura e da’ pace al tuo animo per ciò che deve essere. 

– L’amore esige tutto e ben a ragione, così è di me per te, di te per me. – Ma tu dimentichi così facilmente che io debbo vivere per me e per te. Se fossimo completamente uniti, tu sentiresti questa dolorosa necessità, tanto poco quanto la sento io. – Il viaggio è stato orribile. Sono arrivato qui soltanto ieri mattina alle quattro. Siccome c’erano pochi cavalli, la diligenza ha scelto un altro itinerario; ma che strada orribile! Alla penultima stazione mi hanno sconsigliato di viaggiare di notte, hanno cercato di ispirarmi paura d’un bosco ma ciò non è servito ad altro che a spronarmi – e ho avuto torto. La vettura ha finito con lo sfasciarsi su quell’orribile strada, un semplice sentiero di campagna senza fondo. Se non avessi avuto quei due postiglioni, sarei rimasto per strada. – Per l’altra strada, quella solita, Esterházy con otto cavalli ha avuto la stessa sorte che io con quattro. – Tuttavia, in un certo senso la cosa mi ha anche fatto piacere, come succede ogni volta che supero felicemente qualche ostacolo. – Ora voglio passare in fretta dagli eventi estrinseci a quelli intimi. Confido che ci vedremo presto; e anche oggi mi manca il tempo per dirti i pensieri che ho rimuginato in questi ultimi giorni sulla mia vita. – Se i nostri cuori fossero sempre l’uno vicino all’altro, non mi capiterebbe certo di avere simili pensieri. Il mio cuore trabocca dal desiderio di dirti tante cose. – Ahimè – ci sono momenti in cui sento che la parola è inadeguata. – Cerca di essere serena – e sii per sempre il mio unico tesoro, mio tutto, come io lo sono per te. Sono gli dei che debbono provvedere, qualunque possa essere il nostro destino.

Il tuo fedele                                                                                                                         LUDWIG
     
Lunedì sera, 6 luglio


Tu stai soffrendo, tu, anima mia direttissima. – Proprio adesso mi rendo conto che le lettere debbono essere consegnate di buon mattino, lunedì – o giovedì – gli unici giorni in cui da qui parte la posta per K. – Tu soffri. – Oh, dovunque io sia, tu sei con me. – Io farò in modo che tu e io… che possa vivere con te. Quale vita!!!! quale essa è ora!!!! Senza di te – perseguitato qua e là dalla bontà della gente, una bontà, credo – che vorrei meritare quanto poco invece la merito – omaggio dell’uomo all’uomo. – Questo mi addolora – e se considero me stesso nella cornice dell’universo, che cosa sono io e che cosa è colui – che è detto il più grande degli uomini – eppure – è qui che si ritrova l’elemento divino dell’uomo. – Io piango se penso che probabilmente soltanto sabato riceverai le mia prime notizie. – Per quanto tu mi ami – io però ti amo di più – ma tu non ti celare mai a me. – Buona notte. – Poiché faccio la cura dei bagni, debbo andare a dormire. – Oh Dio – così vicini! così lontani! Non è una creazione del Cielo il nostro amore? – e, quel che più conta, altrettanto salda che il firmamento celeste? –

Buon giorno, 7 luglio

Anche a letto i miei pensieri corrono a te, mia immortale amata, lieti, talvolta, poi di nuovo tristi, in attesa di sapere se il destino ci esaudirà. – Per affrontare la vita, io debbo vivere esclusivamente con te oppure non vederti mai. Sì, ho deciso di andare errando lontano, fino a quando potrò volare fra le tue braccia, lasciare che la mia anima sia trasportata nel regno degli spiriti beati. – Ahimè, purtroppo deve essere così. – Tu ti rassegnerai, tanto più perché tu conosci la mia fedeltà verso di te, mai alcun’altra donna potrà possedere il mio cuore, mai – mai. – Oh Dio, perché si deve star lontani da chi si ama tanto; eppure la mia vita a V[ienna] in questo momento è una vita atroce. – Il tuo amore ha fatto di me il più felice e il più infelice dei mortali. – Ora, alla mia età, avrei bisogno di regolarità e di stabilità nella mia vita. – Può accordarsi questo con i nostri rapporti? Angelo mio, proprio ora vengo a sapere che la posta parte tutti i giorni – e debbo perciò terminare, in modo che tu possa ricevere subito la lettera. Sii calma; soltanto considerando con calma la nostra esistenza, possiamo raggiungere il nostro scopo che è di vivere assieme. – Sii calma – amami. – Oggi – ieri – che struggente desiderio, fino alle lagrime, di te – di te – te – vita mia – mio tutto – addio. – Oh, continua, continua ad amarmi – non disconoscere mai il fedelissimo cuore del tuo amato.

eternamente tuo
eternamente mia
eternamente l’uno dell’altro                                    L.


(Da: Beethoven, Autobiografia di un genio. Lettere, pensieri, diari, a cura di Michele Porzio, Oscar Mondadori, Milano 1996, pp. 66-69)



A. B.