sabato 19 novembre 2016

“Tosca”: la trama

Tosca
Melodramma in tre atti

Musica
Giacomo Puccini (Lucca, 22 dicembre 1858 – Bruxelles, 29 novembre 1924)


Libretto
Luigi Illica (Castell’Arquato, 9 maggio 1857 – Piacenza, 16 dicembre 1919) e Giuseppe Giacosa (Colleretto Giacosa, 21 ottobre 1847 – Ivi, 1 settembre 1906), dal dramma La Tosca di Victorien Sardou

Prima rappresentazione
Roma, Teatro Costanzi, 14 gennaio 1900

Personaggi
Floria Tosca, celebre cantante (soprano)
Mario Cavaradossi, pittore (tenore)
Il barone Scarpia, capo della polizia (baritono)
Cesare Angelotti (basso)
Il sagrestano (baritono)
Spoletta, agente di polizia (tenore)
Sciarrone, gendarme (basso)
Un carceriere (basso)
Un pastorello (soprano)

Soldati, sbirri, dame, nobili, borghesi, popolo

La vicenda si svolge a Roma nel giugno del 1800

La trama (per gentile concessione del ©Teatro Lirico di Cagliari)

Atto I
La Chiesa di Sant’Andrea della Valle
Cesare Angelotti, console della caduta Repubblica Romana e fratello della marchesa Attavanti, è appena evaso dal carcere di Castel Sant’Angelo. Raggiunta la chiesa di Sant’Andrea della Valle, momentaneamente deserta, si chiude a chiave all’interno della Cappella Attavanti, dove lo attende un travestimento femminile che la sorella ha preparato per lui. Il sagrestano entra in chiesa brontolando all’indirizzo del pittore Mario Cavaradossi, che lo ha incaricato di lavare i suoi pennelli. L’artista sopraggiunge di lì a poco e riprende a dipingere una Maddalena, ispirata dal volto di una sconosciuta che da qualche giorno frequenta assiduamente la chiesa. Non appena il sagrestano si allontana, Angelotti, stremato dalle sofferenze patite in carcere, esce dal suo nascondiglio. L’arrivo della celebre cantante Floria Tosca, amante di Mario, costringe però l’ex console a rifugiarsi nuovamente nella cappella. Dopo aver osservato attentamente il dipinto, la donna riconosce nell’immagine della Maddalena le sembianze della marchesa Attavanti e ne trae motivo per una scenata di gelosia. Protestando la propria fedeltà, Cavaradossi riesce a fugare gli ingiustificati sospetti di Tosca, che si accomiata dandogli appuntamento per la sera. Rimasto solo con Angelotti, il pittore gli propone come nascondiglio una villa di sua proprietà e gli indica come raggiungerla attraverso i campi. Ma un colpo di cannone annuncia che l’evasione è stata scoperta, perciò Mario decide di accompagnare il console per accelerarne la fuga. Mentre il sagrestano, trafelato, accoglie un chiassoso gruppo di cantori e allievi-cantori che si apprestano a celebrare con un Te Deum la notizia della sconfitta di Napoleone Bonaparte, il barone Scarpia, capo della polizia, entra in chiesa con l’agente Spoletta e i suoi sbirri. Nella fuga precipitosa Angelotti ha lasciato dietro di sé alcuni indizi, tra cui un ventaglio con lo stemma degli Attavanti che faceva parte del travestimento. Le confidenze del sagrestano, che non ha mai nutrito alcuna simpatia nei confronti di Cavaradossi, persuadono Scarpia della complicità del pittore. Quando Tosca arriva in cerca dell’amante, il capo della polizia le mostra il ventaglio, convincendola definitivamente che Mario la tradisca con la marchesa. La cantante si precipita infuriata alla villa del pittore, pedinata dagli uomini di Scarpia.

Atto II
La camera di Scarpia al piano superiore del Palazzo Farnese
A Palazzo Farnese si svolgono le celebrazioni indette da Maria Carolina, regina di Napoli, per la vittoria su Napoleone. Scarpia sta cenando nelle sue stanze e già pregusta il momento in cui Tosca, per salvare Mario, sarà costretta a cedere alla sua corte. Spoletta e gli sbirri, che hanno fatto irruzione nella villa di Cavaradossi senza trovare traccia di Angelotti, hanno arrestato il pittore, ma lui nega di sapere dove si trovi il nascondiglio dell’evaso e fa cenno a Tosca, convocata nel frattempo da Scarpia, di tacere. Per indurla a parlare, il capo della polizia ordina che Cavaradossi sia sottoposto a tortura. Tosca dapprima resiste, poi supplica misericordia e infine, straziata dai lamenti dell’amato, rivela che Angelotti è nascosto in una nicchia del pozzo. Quando Spoletta viene mandato alla ricerca del fuggiasco, Mario capisce che Tosca ha confessato e la maledice. Il gendarme Sciarrone dà notizia della vittoria di Napoleone a Marengo. Mentre il pittore esulta, Scarpia gli annuncia, con sprezzante sarcasmo, che la sua condanna a morte è già stata decisa, e ordina alle guardie di portarlo via. Tosca, disperata, vorrebbe seguirlo, ma il capo della polizia la trattiene e, con tono mellifluo, si offre di salvare Cavaradossi in cambio del suo amore. Spoletta intanto annuncia che Angelotti, sorpreso nel suo nascondiglio, si è ucciso. Nell’imminenza dell’esecuzione, Tosca promette di darsi a Scarpia se risparmierà la vita di Cavaradossi. Il capo della polizia finge di disporre che la fucilazione sia soltanto simulata e dà alla donna un salvacondotto per lasciare Roma insieme all’amante. Ma quando si avvicina per abbracciarla, Tosca lo colpisce in pieno petto con un coltello.

Atto III
La piattaforma di Castel Sant’Angelo

Sul fare dell’alba Cavaradossi attende di essere condotto al patibolo. Offrendo il suo anello al carceriere, ottiene il permesso di scrivere all’amata una lettera d’addio, nella quale rievoca i passati momenti di felicità. Sopraffatto dallo sconforto, riceve l’inaspettata visita di Tosca che gli mostra il salvacondotto. La donna gli spiega che lo attende una fucilazione simulata e gli rivela di aver ucciso Scarpia. Poi, dopo aver raccomandato a Mario di recitare bene la sua parte, aspetta che la finta esecuzione sia compiuta. Quando le guardie infine si allontanano, si avvicina trepidante al corpo dell’amante e si accorge che è coperto di sangue. Braccata dalla polizia, che nel frattempo ha scoperto l’assassinio di Scarpia, Tosca, disperata, si getta dagli spalti del Castello.

Adriana Benignetti